Minniti, Salvini e Di Maio vanno proprio d’accordo – Le loro frontiere valgono bene un morto

Il seguente articoli è apparso sul numero 17 anno 97 di Umanità Nova

via discarding images (come tutti i frammenti di miniature qua presenti)

Retate in Stazione Centrale a Milano, più di centocinquanta fermati. Il giorno dopo, a Roma, un uomo 53enne, Nain Maguette, a cui i media e il comandante dei vigili capitolini si riferiscono come “ragazzo”, senegalese che vende qualche merce su di un telo dietro al Colosseo muore durante un’altra retata. Forse un attacco cardiaco, forse una caduta dovuta ai vigili urbani. Non importa il come: importa il perchè. E il perchè è semplice: vi è un’oggettiva unità di intenti e d’azione tra le principali forze politiche del paese, e dei loro mandanti padronali, nel condurre una guerra, totale, spietata e con sempre meno veli nei confronti dei poveri. Dei poveri in generale con la politica economica che, in un modo o nell’altro, scarica l’ennesima crisi ciclica sulle spalle degli sfruttati, dei poveri d’origine straniera in particolare con la criminale politica di chiusura delle frontiere, dell’istituzione di tribunali speciali, in spregio agli stessi principi costituzionali di cui sono tutti grandi difensori, delle retate. La sicurezza, la legalità, il decoro: cumuli di morti nel Mediterraneo, pozze di sangue sul selciato nelle nostre città.

I leader della Lega annunciano ruspe e fanno sparate folkloristiche. Al più in qualche comune sotto il loro governo fanno qualche ordinanza scritta talmente male da essere annullata dal TAR. Il PD approva i decreti Minniti e li attua. La Lega festeggia ogni barcone affondato, il PD versa ipocrite lacrime e non fa nulla per fare aprire i corridoi umanitari, unico modo per bloccare le stragi nel Canale di Sicilia. Si fanno fotografare mentre firmano accordi con questo o quel despota dei paesi di transito o di origine dei flussi migratori. Il Movimento Cinque Stelle, propone le stesse cose. E dove è al governo, come a Roma, è mandante dei raid contro gli ambulanti, giustificandoli con il decoro e la “tutela pesaggistica”. I suoi quadri propongono di bloccare la distribuzione dei pasti caldi ai senzatetto. Solo un infame può avere una pensata simile.

Nel frattempo il PM Zuccaro, della procura di Catania, si rende noto alle cronache nazionali blaterando di legami tra le ONG impegnate nel soccorso dei barconi al sud di Malta, dove la criminale agenzia europea Frontex ha deciso di non spingersi, e gli scafisti libici. Poi ritratta e infine rilancia dicendo che deve indagare ma non ha elementi probatori. Non si capisce allora perchè non se ne stia stato zitto fin da subito, a indagare come è il mestiere per cui è profumatamente pagato vorrebbe. Ma il tacere non fa bene alle carriere dei magistrati, è risaputo da quasi trenta anni. Meglio darsi alle sparate per poi, al massimo, perdere i processi, o più probabilmente, come in questo caso, neanche iniziarli. Intanto organizzazioni che già operano tra mille difficoltà si ritrovano delegittimate pubblicamente e Lega Nord e Cinque Stelle fanno a gara a rilanciare le dichiarazioni dell’infallibile PM. Di Maio, pentastellato e primo ministro in pectore per la Casaleggio Associati, parla delle ONG come di taxi del Mediterraneo.

I probi cittadini si uniscono all’infamia facendo il tifo per questo o quello, PD o 5S o Lega, a seconda dei propri gusti su Facebook o su Twitter, o sul divano guardando qualche schifezza quale Quinta Colonna. Pieni di ignoranza sbavano all’idea dell’invasione da contrastare oppure, se ignoranti eruditi si mettono a parlare citandoti statistiche-che-dimostrano-razionalmente che i morti sono triste necessità perchè le risorse, i soldi, il territorio, questo e quello. In realtà semplicemente odiano i proletari, in molti, troppi, casi odiano sé stessi. E odiano particolarmente i proletari se questi non sono bianchi. Taluni hanno il coraggio di dirlo: sono i più francamente razzisti. Votano Lega o Forza Nuova o qualche altro partito di servi dei servi dei servi. Altri no, mica ce l’hanno il coraggio di dire apertamente “io odio i negri perchè penso che siano subumani”. E allora votano PD o Cinque Stelle e si inventano voli pindarici per giustificare la loro opinione infame e contemporaneamente mantenere la propria identità di uomini o donne civilizzati e funzionali. Parlano con in bocca cadaveri: aiutiamoli-a-casa-loro, il-piano-del-malvagio-Soros e altre amene supercazzole. Parlano sui cadaveri.

La loro sbandierata razionalità è in realtà l’abominevole ragione strumentale, buona per i calcoli da bottega – perchè questa è la mentalità di questi soggetti: da bottegai – pessima per tentare di comprendere come stanno realmente le cose. Figuriamoci per cambiarle.

Pensano di contare qualcosa, stolti!, ma sono, sono sempre stati e saranno, carne da cannone al pari dell’ultimo profugo che tenta la traversata su una carretta. La guerra è ciclica: un ciclo riempiamo gli arsenali e un ciclo riempiamo i granai, un ciclo macellati e un ciclo macellai.

Si sono inventati, summa dell’idiozia, la perniciosa distinzione tra veri-profughi e migranti-economici. Secondo lorsignori cittadini civili, non razzisti e che mica vogliono essere mischiati con l’elettore grufolante della Lega, i primi, povere vittime, fuggono dalle guerre e quindi hanno diritto ad avere la nostra pietà, a essere perennemente vittime e in quanto tale soggette alle decisioni che prenderanno i professionisti del bene. I secondi invece, ah, i secondi!, no. Osano migrare da un paese più povero alla ricerca di migliori condizioni economiche, ovvero di vita in un sistema basato su rapporti mediati dal denaro? Stessero a casa loro, mica sono i nostri figli, belli, diplomati (o laureati) e sopratutto bianchi, che vanno a lavorare Londra, Berlino, Cristchurch o Melbourne. E guai a chiamare migranti-economici questi ultimi: sono expats, termine inglese oramai sempre più in voga anche qua.

Il razzismo è strutturale e funzionale al mantenimento di una società basata sul dominio l’espropriazione dei frutti del lavoro da parte dei padroni.

Il cittadino-civile che sbraita che non si possono e non si devono fare entrare i famigerati migranti-economici è lo stesso che parla positivamente multiculturalismo, la più sottile e pericolosa forma di razzismo che crea barriere religiose e culturali tra i proletari che abitano e vivono sullo stesso territorio, che giustifica le più schifose forme di oppressione patriarcale in base alle differenze culturali e a una male interpretata tolleranza.

Noi no. A noi non interessa la multiculturalità, pessimo attrezzo pretesco. Chi si trova a dovere fuggire da casa sua, perchè devastata dalla guerra o perchè periferia economica del mondo, è nostro eguale in quanto sfruttato, in quanto proletario. E per questo noi saremo solidali con esso, alla faccia di Salvini, Di Maio e Minniti.

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Mediattivista, studente di storia contemporanea con attitudine geek, vive nella provincia emiliana ma nasce nel sabaudo capoluogo piemontese (cosa che rivendica spesso e volentieri). Spesso si diletta con la macchina fotografica.
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