Una risposta a Stefano Boni

Accadde che qualche mese fa mi spaparanzai in poltrona per leggermi A e, giunto alla posta, mi trovassi di fronte a una lettera di Stefano Boni, un professore dell’UNIMORE che si è autodefinito anarchico, confondendo l’anarchismo, classista, razionalista e rivoluzionario, con qualche filosofia in grado di dare un senso ai problemi della borghesia intellettuale e di Angela Leone. In questo scritto il Boni si lamentava di un mio articolo di tre anni fa  sui vaccini, lo stesso articolo che aveva già fatto incazzare certi personaggi che hanno scambiato la critica radicale alla società per la critica del saccarosio. Di seguito la i risposta alla missiva boniana che è stateapubblicate sul numero 419 di A (che ringrazio).

“Queste poche righe vogliono essere risposta alla lettera di Stefano Boni e Angela Leone, pubblicata sul numero 417. Boni cita a sproposito un mio articolo apparso su Umanità Nova a marzo 2014.
Il mio articolo dell’epoca, che rivendico in toto, altro non è che l’introduzione da me scritta per l’opuscolo “Antivaccinari – Un’introduzione storica e attuale di un’idea antiscientifica”, curato da GreenNotGreed e costituito dalla traduzione di una serie di analisi critiche di Patrick Caine, Amanda Marcotte, David Shihi e Andrew Potter sul movimento antivaccinista, nello specifico di quello attivo sul suolo statunitense.
Il fatto era opportunamente segnalato nell’edizione cartacea di Umanità Nova del 5 marzo 2014 e altrettanto nell’edizione web. Essendo le introduzioni per definizione dei prolegomeni e non dei testi sviluppati in profondità chi volesse scoprirne le argomentazioni non ha che da scaricarsi l’opuscolo e leggerselo, si trova online ed è stato aggiornato a poco più di un anno fa.
Le mie posizioni, così come quelle di molti altri compagni e compagne, vengono tout-court appiattite dagli autori della lettera a quelle delle multinazionali del farmaco, le quali notoriamente chiudono i loro comunicati-stampa affermando la necessità della rivoluzione sociale e dell’accesso universale e gratuito alle forme più avanzate di sanità, come invece scrissi io nel mio pezzo.

Le argomentazioni che la lettera di Boni e Leone portano nella loro lettera per provare a dare un supporto logico alla loro tesi, quella della pericolosità e inutilità dei vaccini, sono fallaci e partono da assunti di base non dimostrati. Invito chi fosse interessato a darsi una minima base tecnico-scientifica sull’argomento a leggersi i due articoli Vis Medicatrix Naturae di Ennio Carbone, che è un immunologo oltre che un compagno, pubblicati su Umanità Nova, il primo insieme al mio articolo, e facilmente reperibili sul sito del giornale[1].

Al Boni lascio volentieri l’onore di impostare l’analisi del mondo sulle basi della critica ai vaccini e della scienza eliminando completamente il dato di classe. Io, da anarchico e da proletario, preferisco concentrarmi nella costruzione di organizzazioni sociali autogestiste che permettano di fare scelte razionali coinvolgendo strutturalmente chi è detentore di un sapere tecnico e quindi di socializzare questo sapere, per strappare l’uso di questo sapere dalle mani del nemico di classe, il quale, al contrario di quanto sostengono coloro che si sono creati il moloc della tecnoscienza, lungi dall’esaltare il metodo scientifico degrada questo a pura ragione strumentale. A ciascuno il suo, purché ci si assuma le proprie responsabilità fino in fondo.

[1] http://www.umanitanova.org/tag/vaccini/ segnalo inoltre anche il mio pezzo “Tra l’incudine delle pseudoscienze e il martello del mercato – Mai la merce curerà l’uomo (e figuriamoci se lo farà lo stato)”, uscitos ul numero 21 anno 97 dell’undici giugno 2017 che riprende ampiamente questi temi alla luce del decreto Lorenzin: http://www.umanitanova.org/2017/06/11/mai-la-merce-curera-luomo-e-figuriamoci-se-lo-fara-lo-stato/ e l’intervento di Ennio Carbone ai microfoni di Radio Blackout: http://radioblackout.org/2017/06/vaccini-complotti-salute-soldi/”

About lorcon

Mediattivista, studente di storia contemporanea con attitudine geek, vive nella provincia emiliana ma nasce nel sabaudo capoluogo piemontese (cosa che rivendica spesso e volentieri). Spesso si diletta con la macchina fotografica.
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